Ristorante Andreina

RISTORANTE ANDREINA

Chef: Errico Recanati

Via: Boffolareccia, 14 Loreto (AN)

Tel: 071970124

Riconoscimenti:  1 stella Michelin – 2 forchette Gambero Rosso

Spesa media escluso vini: € 75,00

 

MICHELIN

Una coppia di coniugi e una grande passione per la materia prima: in costante crescita gastronomica negli anni, in virtù di una cucina che rivede la tradizione – quasi esclusivamente di carne – con succulenti proposte alla brace e allo spiedo tra i secondi piatti. Prodotti di prima qualità, finezza nelle preparazioni, sapori distinti, costanza nella realizzazione dei piatti.

 

LE SOSTE

Loreto: nella vecchia casa di mattoni rossi con lo stemma e la tradizione delle Marche impressi a fuoco, si contano 58 anni di storia, a partire dalla nonna Andreina, 93 anni, che da poco non veglia più il prezioso spiedo, ma che spesso scappa in cucina per rivivere qualche bel momento con il nipote, Errico Recanati. Lo spiedo, da anni memoria familiare, è oggi il fiore all’occhiello di cotture creative come l’imperdibile Ostrica che si dà le arie di brace. Una storia di famiglia e d’amore, come quella tra Errico e Ramona Ragaini, che ha portato leggerezza e garbo al servizio, nonostante il suo percorso professionale fosse indirizzato altrove. Ma il destino si crea, e lo chef Errico Recanati ha saputo prendere in mano l’attività e dare la propria cifra stilistica ai piatti: il classico Vincisgrasso, piatto goloso per eccellenza, viene alleggerito e ridipinto lasciando incontaminato il sapore identificativo ma portato alla contemporaneità. Nelle giornate estive è bello perdersi, boccone dopo boccone, nel giardino che racconta un passato familiare che ha visto ormai tre generazioni.

 

GUIDA IDENTITA’ GOLOSE

Il mare, la terra, il fuoco, la famiglia. La forza e l’umiltà di un ragazzone dalla faccia buona come Errico Recanati e la leggiadrìa diafana di Ramona Ragaini, musa e compagna di un percorso che, nel giro di qualche anno, sembra aver compiuto un deciso e decisivo salto in avanti. Se per lui la cucina “è vita e libertà”, lei detta con piglio soave ma deciso i tempi e i modi della sala, mai così precisa.
Per mettere in ordine tutte le emozioni dopo una cena da Andreina abbiamo seguito la lunga scia di fuoco e di brace, che qui da strumenti diventano ingredienti tanto abilmente sono utilizzati, chiamati talvolta a dare solo una sfumatura, tal’altra a incidere sui piatti pensati da Errico. Li si ritrova tutti nel ricco menu degustazione e, in parte, nella carta. Ci si arriva dopo una serie non banale di piccole preparazioni tra le quali l’immancabile e divertente scomposizione dell’Oliva all’ascolana e la Capasanta con animelle e ricci di mare.

Quindi il Vitello tonnato a colori, l’Ostrica si dà arie di brace, la Frutta secca con brodo di piccione, l’impalpabile patata che scopre la Passeggiata nel Conero, anticipano i pezzi forti realizzati con cotture millimimetriche: lo Scampo insegue la lepre e la stessa lepre cotta Come una royale, il buonissimo Vincisgrasso che è quasi un marchigiano omaggio al raviolo aperto, il Ristretto di Fagiano con ravioli liquidi di porro e finto minestrone, gli Spaghetti cotti alla brace con cacio e sette tipi di pepe, la Pernice e la giardiniera, la Lingua con le pesche della val d’Aso, il Fegato grasso con cacao e formaggio cabrales.

 

ALCHIMIA DEL GUSTO

Ancora e poi ancora devo fare i miei migliori complimenti allo chef Errico il quale non manca mai di stupirmi e deliziarmi con le sue preparazioni.

Ormai sono anni che immancabilmente faccio tappa da Andreina a trovare lo chef Errico e la sua gentil consorte Ramona in quel di Loreto non appena riesco a regalarmi un week end.

Troverete il loro ristorante a Loreto appena fuori dal centro storico e ad appena 2 km dal mare in una “piccola” e graziosa casa del tipo colonica.

Fin dall’entrata si respira un’aria confortevole sia per via del grande camino, dove vengono preparate delle ottime grigliate, ma sopratutto grazie a Ramona che ti accoglie sempre ed indipendentemente da tutto con un meraviglioso sorriso, con simpatia e cordialità..

L’ambiente risulta sempre elegante, luminoso ed arredato con sobrietà. Naturalmente il fiore all’occhiello, almeno in estate, la fa il magnifico dehors…

Come dicevo sopra, lo chef riesce a trasmettere sensazioni ed emozioni con le sue preparazioni, ne è l’esempio “Lo Scampo rincorre la Lepre” (due “carni” diverse tra loro, ma da un incredibile equilibrio di cotture consistenze e sapori) “Il baccalà sotto la cenere” (semplicemente buono) “Il quinto quarto della scottona marchigiana” (sublime) ed infine la mitica e grande idea dello chef ( a me fa impazzire molto) “L’Ostrica si da le arie di brace e la sua perla” e la golosissima newentry “pensando al vincisgrasso”

E questi sono solo alcuni esempi della dedizione dello chef per la ricerca dei sapori e della tradizione.

Potrei andare avanti fino all’infinito parlando altresì dei gnocchi ripieni di lepre in salmì (sublimi) o dei dessert, della piccola pasticceria…però mi fermo qui; penso che il messaggio sia chiaro – se siete nelle Marche Andreina vale sicuramente una pausa gourmet.

 

PASSIONE GOURMET

PREGI: Lo spiedo – Qualche perla in cantina

DIFETTI: Servizio un po’ lento

“..Chi conosce bene le Marche sa quanto Andreina, aperto da oltre 50 anni ed ora in mano alla terza generazione, guidata da Errico Recanati, sia un pezzo di storia di questa regione.
Errico è un bravo chef, poco più che trentenne, con importanti esperienze presso Martin Dalsass e soprattutto, a giudicare dai rimandi che abbiamo riscontrato, da Gianfranco Vissani e Pietro Leemann. Dal primo ci sembra aver tratto la tendenza alla contaminazione fra molti ed eterogenei elementi, mentre dal secondo l’amore per le componenti schiettamente vegetali ma anche, sembra un dettaglio ma non lo è, l’abitudine all’abuso del lampone, presente in un numero troppo elevato di piatti tanto del maestro quanto del discepolo.
Recanati, pur con un’idea di cucina decisamente modernista, non rinnega affatto il passato del ristorante che si trova a condurre, e d’altronde sarebbe poco intelligente, oltre che di questi tempi economicamente autolesionistico, rischiare di dover rinunciare all’affezionata clientela che frequenta con assiduità il locale. Oltretutto, senza nulla togliere alle ultime creazioni di Recanati, i piatti un cui abbiamo avvertito maggiormente “l’anima” sono stati, con l’eccezione di un ottimo risotto con beccaccia, scampi e burrata, quelli più in linea con la cifra storica del locale. Lo chef infatti nello sforzo creativo ci pare talvolta concentrarsi più sul packaging e sull’effetto sensazione che sul risultato gustativo. Porto ad esempio il caviale d’olio che è ottenuto mediante tecnica, sì, materia prima, pure, ma senza che il prodotto giustifichi l’artificiosità di tale orpello che abbiamo trovato decisamente pleonastico..”

 

CUCCHIAIO D’ARGENTO

Disclaimer: questo post è dedicato ad un ristorante che ha nelle corde la cucina di caccia, da piuma e da pelo. La cosa ad oggi pare ancora non ledere i diritti costituzionali di alcuno, per cui rientra nella sensibilità di ognuno di praticarla, cucinarla, e assaggiarla.

Da Andreina si vuole andare: perché la locazione terrificante non chiama e non invita, né ci si inciampa di passaggio. Ed è peccato, perché il locale è grazioso: le signore in sala squisite, il cuoco probo. Quindi se cerchi il luogo della selvaggina, questo può esserlo, fosse solo per il gusto della coreografia che attraversa tutto il desinare, inclusi il lato cruento della caccia che non viene nascosto nè esaltato, semplicemente presentato nella sua integrità. Certo lo sguardo isterico del gallo policromo di ceramica sul tavolo è un filo inquietante.

Per l’attesa un minihamburger di cinghialotto: benaugurante, carnale e vigoroso, in attesa di un crostino con la terrina di cacciagione di buona mano.

Ma è solo una pallida ouverture per l’evento della giornata, il formidabile risotto con la beccaccia. La versione di Errico Recanati (nomen omen) è arricchita da scampi e gelato di burrata, ma viva sulla densità aliena delle carni del pennuto, una specie di velluto alto un dito, dal sapore struggente di boschi e di terra: ma delicato, appena percepibile ma giustamente appoggiato alla forza riso cotto alla perfatta e mantecato anche meglio. Il resto della porzione dopo l’impiatto arriva in tavola con la bella pentola di rame, e sarà difficile non farci un tuffo, che davvero risotti così staordinariamente piacevoli da tempo non se ne assaggiava.

Ancora coreografia per lo spiedo di tordi e allodole: un braciere a grata, ricoperto di essenze vegetali che rilasciano un avvolgente aroma di cucine d’altri tempi. E poi le verdure, cotte al punto, e i volatili – indubbiamente complessi da affrontare – che regalano carni sode ma saporitissime. Selvagge, non selvatiche. Una esperienza primeva anche d’abbocco con tutte le difficoltà di relazione con i piccoli bocconi.

 

VALUTAZIONE DEGLI UTENTI DI TRIPADVISOR (Italia)

Eccellente: 403

Molto buono: 143

Nella media: 61

Scarso: 31

Pessimo: 41

(684 Recensioni)

 

 

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