Ristorante St.Hubertus

RISTORANTE ST.HUBERTUS DELL’HOTEL ROSA ALPINA

Chef: Norbert Niederkofler

Via:  Strada Micura De Rü, 20 – San Cassiano in Badia (BZ)

Tel: 0471849500

Riconoscimenti: 3 stelle Michelin – 3 forchette Gambero Rosso

Spesa media escluso vini: € 150,00

 

GUIDA MICHELIN
Lo chef Niederkofler, per tutti Norbert, invita alla propria tavola le eccellenze gastronomiche alpine e lo fa utilizzando gli aromi tipici della zona come il pino mugo, il ginepro, qualche fiore e spezia: ingredienti che lui stesso seleziona rivolgendosi ai produttori locali. La sua cucina è un trionfo di colori e sapori, ma anche tecnicismi sofisticati che lo proiettano senza esitazioni nell’Olimpo delle stelle! La cifra di un grandissimo chef! Prodotti d’eccezione, purezza e potenza dei sapori, equilibrio delle composizioni: la cucina qui assurge al rango d’arte. I piatti, perfettamente realizzati, si ergono spesso a classici.

LE SOSTE
Solo undici tavoli per questo piccolo grande ristorante dedicato al santo protettore dei cacciatori. La famiglia Pizzinini ha voluto un maestro della cucina per la gemma dell’hotel Rosa Alpina, Norbert Niederkofler, mano esperta e gusto lineare. “La varietà sta nel mescolare la semplicità. Il mio impegno gastronomico si spiega con il rispetto del prodotto e l’arte di valorizzarlo al massimo usando il metodo di cottura giusto. Il risultato deve essere ‘visibile’ sia nel sapore che nell’estetica, delicato, semplice ma sorprendente. La leggerezza si può vedere e gustare”, spiega lo chef. La sua filosofia Cook the mountain, andare all’essenziale, lo ha reso una stella polare della ristorazione contemporanea. Etico, rispettoso dell’ambiente, il cuoco oggi è responsabile socialmente, nutre gli ospiti ispirandosi alla perfezione della natura e forma le generazioni future: con questo impegno nel cuore, Niederkofler è diventato anche il promotore di Care’s, evento internazionale che ha ridato lustro alla gastronomia montana.

GUIDA IDENTITA’ GOLOSE
Sull’Olimpo dei più illuminati chef di montagna (e dei cuochi italiani, leggi le 3 stelle Michelin arrivate nel novembre 2017), Norbert Niederkofler è arrivato dopo un lungo cammino, affrontato con la tenacia di chi sale un ripido sentiero non pensando alla fatica, ma alla gioia di raggiungere la vetta. E’ nato nella verde Valle Aurina dove è cresciuto vedendo i genitori cucinare nell’albergo di famiglia. Fin da ragazzo ha assecondato il desiderio di viaggiare, così ha frequentato l’alberghiera a Tegernsee, in Baviera, per poi girare il mondo. “Andavo in posti dove avrei voluto fare le ferie”, racconta con la sua allegria contagiosa.

Tra le tappe del percorso, ricorda sempre con piacere quelle da Eckart Witzigmann a Monaco e da David Bouley a New York. Al loro fianco ha iniziato a maturare una convinzione: “La star in cucina non è lo chef, ma l’ingrediente”. Al centro della sua proposta c’è sempre stata la materia prima mentre i tecnicismi sono stati messi al sevizio della naturalità e dell’immediatezza dei sapori. Da qualche anno acquista gli ingredienti direttamente dai contadini, in totale coerenza con il progetto “Cook the mountain” che lo vede protagonista a livello internazionale nel tutelare la microeconomia dei piccoli paesi.

Il fine di ogni ricetta è valorizzare al meglio la qualità di ciò che offre la natura, e per riuscirci usa i mezzi più adeguati, moderni o antichi, dall’azoto alla stufa a legna (per i buonissimi risotti). Il menu degustazione diventa così un entusiasmante inno alla montagna, una sinfonia sublime dal preludio alle ultime note, quelle suonate dal pasticcere Andrea Tortora con i suoi superbi dolci.

VIAGGIATORE GOURMET
Cucina
I vent’anni di un ristorante non sono cosa da poco, ancor meno se lo chef è rimasto sempre lo stesso e se lo chef in questione è Norbert Niederkofler. Viaggio verso l’identità è stato il percorso che abbiamo scelto per la nostra degustazione, una sintesi perfetta della filosofia culinaria dello chef e della sua evoluzione in questi anni. Locale e rispettosa della materia prima, tanto da decidere di servire i secondi in due atti, per dare nuovo valore a quelli che i più conoscono solo come scarti. Lievitati e pasticceria sono invece appannaggio di Andrea Tortora, un capitolo a se stante nell’esperienza al St Hubertus, conclusione dolce e perfetta al nostro Viaggio.

Servizio e accoglienza
In sala, Christian Rainer non sbaglia un colpo: un naso e un palato invidiabili, affinati negli anni al fianco del genio di Niederkofler, trovano corrispondenza nella cantina fornitissima del St Hubertus, cui Rainer attinge senza esitazioni: quale che sia l’etichetta su cui cade la sua scelta, non vi è dubbio che sia quella giusta.

 Conclusioni
L’aspetto quasi rustico di locanda di montagna – seppur curata nei minimi particolari – non deve trarre in inganno. Certo, lo staff femminile in sala indossa gli abiti tradizionali, e nell’arredo prevale il legno, dai tavoli al pavimento fino agli intarsi alle pareti, proprio come nelle stübe d’alta quota. Cibo e servizio però raccontano tutt’altra storia e ci ricordano che al St Hubertus siamo a contatto con l’avanguardia, con una delle espressioni più interessanti della cucina contemporanea.

ITALIA SQUISITA
In tutte le creazioni dello chef Norbert i sapori vengono amalgamati in maniera delicata, assolutamente non forzata, affinché ogni singolo ingrediente possa essere individuato e assorbito con la giusta calma e passione.
Ecco cosa intende Norbert per “cucina dei quattro elementi”: «Una filosofia che si basa sulla perfetta armonia tra aria, acqua, terra e fuoco; sono gli ingredienti della terra, direttamente dalla natura, che vengono purificati attraverso l’acqua cristallina dell’Alto Adige; dopo una laboriosa tecnica di cottura con il fuoco, fino a che i profumi vengono resi pubblici nell’aria».
È una teoria nuova, che lega in modo indissolubile lo chef al carattere originario della cucina. Tutto ciò significa amare gli ingredienti, con i loro sapori primari, e cercare di non contaminarli. Piatto che abbraccia alla perfezione questa linea di pensiero è sicuramente il risotto agli aghi di Pino Mugo. Questa pianta è un cespuglio aghiforme sempreverde che troneggia sulle montagne alpine e da secoli è considerata assai preziosa per l’olio essenziale ricavato dai suoi rametti. Genialità gustativa è stata quella di accostare tale aromaticità officinale alla cremosità dell’amido del riso: l’aroma silvestre e la fragranza naturale del risotto, ecco rivelata la semplicità sublime di questa pietanza.
Questa filosofia è ancora più valida e unica se a confessarla è Norbert Niederkofler, un uomo con la mente sempre in movimento. Il futuro infatti non può che riservargli altre nuove esperienze, perché per lui la vita è sempre legata al concetto del viaggio; spostarsi in un altro paese significa osservare e imparare nuovi gusti e tecniche. Viaggiare e cucinare vanno di pari passo.
«Ho viaggiato molto nella mia esistenza: passando per le ambasciate americane, i mercati di Bangkok, la meravigliosa Costiera Amalfitana o il lontano Nepal, i profumi e sapori remoti tornano spesso nei miei piatti. Sono sempre alla ricerca di una pace interiore che mi stimoli la fantasia: per questo, a volte, mi allontano dalla civiltà per riscoprire l’essenza assoluta delle cose».
E noi tutti, gustando le sue creazioni dopo questi viaggi, ci chiediamo con frenesia quale sarà la sua prossima destinazione.

PASSIONE GOURMET
(In breve)
PREGI: Una cucina finissima, personale, classica e contemporanea allo stesso tempo. – Una carta dei vini sontuosa e rappresentativa. – Mangiare al St. Hubertus è sempre un’emozione forte.
DIFETTI: La sala pare concentrarsi troppo su virtuosismi fini a se stessi, prestando poca cura all’ordinario. – La cucina e la pasticceria sono troppo lontane tra loro.

Cucina, location, pasticceria e servizio di sala. Queste sono le prerogative necessarie per definire una “Grande Casa”, come quella che il ristorante St. Hubertus è e vuole essere [..]

VALUTAZIONE DEGLI UTENTI DI TRIPADVISOR (Italia)
Eccellente: 243
Molto buono: 51
Nella media: 26
Scarso: 12
Pessimo: 11
(343 Recensioni)

(1 Eccellente Vs 1 Pessimo)

(Fabio B) Recensito 07 settembre 2018
Vale la pena di fare tanta strada
Struttura tipica di montagna inserito in uno dei migliori hotel del paesino. Cena superlativa con piatti difficilmente mangiabili altrove visto che usano prevalentemente prodotti tipici della zona o limitrofi. Cantina all’altezza dei menu con vini anche prestigiosi. Tre stelle tutte meritate. Unica cosa un poco stonata e che non hanno menu alla carta, sono due soli menu degustazione, il che pone qualche problemino per chi ha problemi con alcuni ingredienti, ad ogni modo nel nostro caso li hanno risolti molto bene.

(Marco L) Recensito 1 marzo 2018
Proprio No!!!
Quando si sceglie di cenare in un Ristorante con 3 stelle, si sa che il prezzo sarà esagerato e questo ristorante mantiene perfettamente questa aspettativa.
Il problema è che non mantiene le altre aspettative, quelle piacevoli.
Ci sediamo e subito ci portano menù e Carta dei Vini. Il primo contiene 2 menù degustazione da 200€ e 250€ escluse bevande, volendo anche la degustazione dei vini sarebbe stato necessario aggiungere da 110 a 180 €. Dopo poco si avvicina un giovane ragazzo che si presenta come Somelier chiedendoci se volessimo la degustazione o in caso contrario quale vino dalla carta avessimo scelto. Il giovane Somelier di un ristorante tristellato non sa che il vino si sceglie in funzione del cibo!!! Ovviamente glielo abbiamo fatto presente, dopodiché per riuscire finalmente a riaverlo per ordinare il vino scelto da una Carta con prezzi ricaricati esageratamente, abbiamo dovuto sollecitare il suo ritorno 3 volte, col risultato che il vino è arrivato sul nostro tavolo ad antipasti in corso. I Menù, come dicevo erano solo due e ci hanno detto che avremmo dovuto sceglierne uno uguale per tutto il tavolo, con unica possibilità di poter cambiare qualche piatto prendendolo dall’altro menù, purché fosse un cambiamento uguale per tutti. Risultato: qualcuno è stato costretto a ordinare piatti non graditi. Detto questo, solo alcuni di questi piatti erano all’altezza, altri erano scenografiche invenzioni dello chef fine a se stesse. La più ridicola: un piatto chiamato pomodoro. Una cucchiaiata, non di più, di una salsa rossa dal sapore di conserva di pomodoro che in realtà è prugna fermentata. Tanto vale servire la conserva!!! Mi fermo qui, aggiungendo soltanto che il servizio era a cura di giovanissimi (forse stagisti o poco più ) camerieri molto premurosi e gentili ma eccessivamente presenti. Un buon servizio deve essere attento e puntuale ma la presenza dovrebbe quasi non essere percepita. In conclusione un conto di 300€ a testa, perché ci siamo accontentati di una sola bottiglia di vino assolutamente scarso, del prezzo inferiore.
Insomma esperienza negativa che non consiglio. Molto meglio frequentare buoni ristoranti ed evitare questi stellati tutta scena e poca sostanza

 

 

 

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Ristorante St.Hubertus

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